Due minuti sono spesso tutto quello che ti danno. Non è cattiveria: una giornata di provini sono quaranta attori, e chi ti sta davanti si fa un’idea molto in fretta. Un testo breve non è un testo minore, è un testo tagliato su quel tempo.
I monologhi di questa selezione stanno sotto i due minuti, didascalie comprese. Ognuno porta un solo arco: una situazione, un ribaltamento, un’uscita. Niente da tagliare all’ultimo momento, niente da spiegare prima di cominciare.
Se esiti tra due che ti piacciono, prendi il più breve. Nessuno ha mai rimproverato a un attore di aver finito presto.
- Commedia
- Monologo
- 1 min
- Senza marca di genere
- Adulto
- Principiante
(Una galleria d’arte. Qualcuno contempla un quadrato bianco.)
MOI
Magnifico. Assolutamente magnifico. Non capisco niente, ma con un’intensità rara.
Ciò che mi tocca, vede, è il vuoto. No, il pieno. Insomma, il vuoto pieno. È molto giapponese. O molto in ritardo con la consegna, non saprei ancora.
Mi hanno detto che è una critica al capitalismo. A dodicimila euro, direi: brillantemente argomentata.
Tra noi? Credo sia il muro. Credo che ammiriamo il muro e che il quadro sia caduto.
Ma non dica niente. Nell’arte, aver ragione troppo presto è il peggiore degli snobismi.
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- Dramma
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Principiante
(Qualcuno tiene un foglio piegato, senza aprirlo.)
MOI
Scrivevi sempre a matita. «Così si può tornare indietro», dicevi.
Ho tenuto l’ultima. Non l’ho mai aperta. Finché è piegata, non hai finito la frase.
La gente mi dice di voltare pagina. Ma questa non ho letto nemmeno la prima riga.
(Passa il pollice sulla piega, senza aprirla.)
MOI
Oggi, forse. O domani. Mi hai insegnato che a matita niente è mai del tutto definitivo.
Allora leggerò. E se fa troppo male, cancellerò il dolore, non te.
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- Assurdo
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Intermedio
MOI
Ho ricevuto una lettera stamattina. Da me stesso. Datata domani. Diceva: «Non ti preoccupare, andrà tutto bene.» Ed è lì che ho cominciato a preoccuparmi: se doveva andare tutto bene, perché prendersi la briga di rassicurarmi?
Allora ho fatto l’unica cosa ragionevole: mi sono messo in fila. Quale fila? La fila. C’è sempre una fila. Davanti a me un signore aspettava da così tanto tempo che aveva messo radici: letteralmente, gli uscivano foglioline dalle orecchie.
Gli ho chiesto perché facessimo la fila. Mi ha risposto: «Nessuno lo sa. Ma immagini se alla fine si scoprisse che era importante, e noi non c’eravamo.»
Ha ragione. È terrificante. Quindi resto. Non si sa mai.
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- Satira
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Principiante
(Davanti a uno schermo. Digita, rilegge, sospira.)
MOI
« La password deve contenere una maiuscola. » Ecco. Fatto.
« Una minuscola. » Certo. « Un numero. » D’accordo. « Un carattere speciale. » Metto un punto esclamativo, perché è quello che provo.
« Questa password è troppo comune. » Troppo comune? Nessuno al mondo ha il mio cane, la mia data di nascita e questo livello di disperazione.
« Questa password somiglia alla precedente. » Ovvio. L’ho fatta io. Ho un cervello solo.
Invento una sequenza di simboli che nessun umano ricorderà. « Password forte! »
(Una pausa.)
MOI
Perfetto. Adesso non può entrare nessuno. Io men che meno. La sicurezza è totale.
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- Classico
- Monologo
- 1 min
- Senza marca di genere
- Giovane adulto
- Avanzato
MOI
Devo confessarvelo? Il mio cuore non può più tacere il turbamento in cui mi gettò il vostro primo sguardo. Ho lottato, credetemi; ho fatto della ragione un bastione ogni giorno, e ogni notte l’ho infranto.
Mi dicevo: «Sii saggio; una simile tenerezza è solo un fuoco di gioventù, e domani sarà cenere.» Ma domani è venuto, e poi altri cento domani, e il fuoco, lungi dal morire, ha preso tutto il mio essere.
Non chiedo nulla. Una confessione non è una catena. Conservate la vostra libertà; è lei che ho cara. Ma lasciatemi questo diritto, il solo che reclamo: quello di aver amato senza mai dirlo, e di dirlo finalmente, stasera, con voce tremante, perché almeno una volta il mio silenzio abbia parlato.
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- Commedia romantica
- Monologo
- 1 min
- Ruolo femminile
- Giovane adulto
- Principiante
(Sul frigo, una colonna di bigliettini. Li legge, uno a uno.)
MOI
« Il latte è tuo, non mio, sono solo educato. » …Firma i suoi post-it. Chi firma un post-it sul latte?
Questo: « Ho riparato la maniglia. Cigolava. Mi dispiaceva per te. » Dispiaceva. Per me. Per una maniglia.
E ieri: « Ho lasciato la luce del corridoio. Nel caso tu rientri tardi. Non ringraziare me, ringrazia la lampadina. »
(Stacca l’ultimo. È più piccolo degli altri.)
MOI
« Credo di cercare scuse per scrivere biglietti. Non c’è più niente da riparare in questa casa. Resti solo tu, con cui parlare. »
(Sorride, prende una penna.)
MOI
…Tocca a me attaccare il prossimo.
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- Fantastico
- Monologo
- 1 min
- Ruolo femminile
- Adulto
- Principiante
(Il corridoio di un appartamento. Fissa un muro, no, una porta, che non conosce.)
MOI
Questa porta ieri non c’era. Vivo qui da sei anni. Conosco i miei muri. Questo corridoio ha due porte: la camera, il bagno. Da stamattina ne ha tre.
La maniglia è calda. Una maniglia non ha motivo di essere calda. A meno che, dall’altra parte, qualcuno l’abbia appena lasciata.
(Avvicina l’orecchio al legno.)
MOI
…Si respira. Dall’altra parte, qualcuno respira al mio ritmo. Inspiro, inspira. Trattengo il fiato. Anche lui.
Farò l’unica cosa ragionevole. Aprirò. Perché una porta che non si apre te la porti tutta la vita alle spalle.
(Posa la mano sulla maniglia. Buio.)
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- Thriller
- Monologo
- 1 min
- Ruolo femminile
- Adulto
- Principiante
(Un corridoio, di notte. Avanza lentamente, l’orecchio teso.)
MOI
Da tre notti sento dei passi. Quando cammino, camminano. Quando mi fermo… si fermano una frazione di secondo troppo tardi.
All’inizio mi son detta: l’eco. Una casa antica respira. Ma l’eco non trascina la gamba. Questi passi sì.
(Si ferma di colpo. Un altro passo risuona, poi il silenzio.)
MOI
…Visto? Uno di troppo. Sempre uno di troppo.
(Si guarda i piedi.)
MOI
Il peggio è che stanotte ho contato. I miei passi e i loro. E ne manca uno. Il mio.
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- Tragedia
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Avanzato
MOI
Mi avevano predetto tutto. Ogni dettaglio. E ho riso. All’inizio si ride sempre.
Ho creduto di essere più furbo del destino. Sono fuggito dalla città in cui l’oracolo diceva che avrei colpito; ho preso l’altra strada, quella che non prendeva nessuno. Ed è proprio su quella strada che la cosa è accaduta.
Capite? Fuggendo il mio destino, gli sono corso incontro. Ogni passo che credevo libero mi riportava esattamente nel punto che volevo evitare.
Allora ditemi: a che serve essere prudenti, a che serve essere buoni, a che serve qualunque cosa, se tutto è scritto in anticipo e i nostri sforzi non fanno che voltare la pagina più in fretta?
Non ho più lacrime. Le ho piante tutte. Mi resta solo questa domanda, e a quella nessuno, nemmeno gli dèi, si degna di rispondere.
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- Commedia
- Monologo
- 1 min
- Ruolo femminile
- Adulto
- Principiante
(Di fronte al pubblico, una fetta di torta, no, tutta la torta, davanti a lei.)
MOI
La dieta comincia domani. « Domani » è importante. Domani è un giorno scientificamente più forte di me.
Quindi stasera questa torta è un addio. Un addio non si butta. Sarebbe maleducato.
E poi una torta iniziata va a male. Tanto vale finirla tutta: è ecologia.
(Prende una seconda fetta. Poi una terza.)
MOI
Adesso, tecnicamente, sto facendo spazio nel frigo. Sto riordinando. Sono una persona ordinata.
Domani. Domani sarò una persona nuova. E quella persona merita di cominciare senza torta in giro.
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- Dramma
- Monologo
- 1 min
- Senza marca di genere
- Adulto
- Intermedio
MOI
No. Resta seduto. Per una volta parlo io.
Hai passato anni a interrompermi. A finire le mie frasi. A decidere che quello che pensavo non aveva importanza. E la cosa più forte è che alla fine ci ho creduto.
Non grido. Vorresti che gridassi, ti farebbe comodo: potresti dire che sono a pezzi, e andartene. Quindi non grido.
Ti dico solo, con calma, guardandoti negli occhi: è finita. Senza scenate. Senza dramma. Finita e basta. Come una lampada che si spegne uscendo da una stanza in cui non vive più nessuno.
Ecco. È tutto quello che avevo da dire. E sai una cosa? Lo preparavo da dieci anni, e ci è voluto un minuto.
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- Assurdo
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Principiante
MOI
Vorrei parlare con il responsabile. Del Tempo. Sì, del Tempo. Un responsabile ci sarà pure; ce n’è uno per tutto, tranne che per le cose importanti, appunto.
Mi hanno rubato un martedì. Ne sono certo. Avevo un martedì in programma, un bel martedì, e al risveglio: mercoledì. Senza transizione. Senza scuse. Come se niente fosse.
E quando ne parlo, mi guardano con quella pietà educata che si riserva a chi nota le cose. Perché ecco lo scandalo: a nessuno importa. Vi prendono interi martedì e voi dite «grazie, buona giornata».
Be’, io no. Reclamo. Con calma, ma con fermezza: ridatemi il mio martedì. Non me ne vado di qui senza il mio martedì. Ho tutto il mio mercoledì davanti, sappiatelo. Il mercoledì, quello, nessuno me l’ha preso. Non ancora.
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