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Monologhi per un attore

Un autista di notte che parla al suo specchietto, un uomo rovinato che si rifiuta di abbassare la voce, un tizio che tratta con una pianta. Il filo comune è sottile, e lo è apposta: un ruolo maschile non ha un temperamento obbligatorio.

Ogni testo dichiara l’età del personaggio e la sua esigenza tecnica. È ciò che evita l’errore più frequente ai provini: scegliere un testo da quarant’anni quando ne hai ventidue, e passare la scena a recitare un’usura che non hai vissuto.

Prendine due: uno che già tieni, uno che ti sposta un po’. Il secondo è quello che ti farà crescere.

I 12 testi in un PDF

In questa selezione

12 testi su 26

Il discorso

  • Commedia
  • Monologo
  • 4 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Qualcuno, con un foglietto in mano, prova davanti a uno specchio.)

MOI

Cari tutti. Care tutte. Car… carR. Va bene. Ricomincio.

Buonasera. Sono il testimone. Be’, «il» testimone: siamo in quattro, ma parlo io. Gli altri hanno avuto paura.

Conosco Thomas da quindici anni. No. Dodici. Quindici vuol dire che dimentico tre anni della sua vita davanti a tutta la sua famiglia.

Ricominciamo. Ho conosciuto Thomas a un certo punto delle nostre vite. Ecco. Vale per tutti, non mi impegna a niente.

Volevo raccontare il viaggio in Italia. Ma metà della sala era lì. E l’altra metà non deve saperlo per nessun motivo.

Quindi: niente Italia.

Parlerò delle sue qualità. Thomas è… puntuale. No. Nessuno si sposa per la puntualità. Anche se, a questo punto, va bene così.

Thomas è generoso. Questo è vero. Prova: mi ha affidato questo microfono.

Léa, se mi ascolti, e mi ascolti, ascolti sempre, hai reso migliore il mio migliore amico. È matematico ed è ingiusto: io ero messo benissimo prima di te.

(Guarda il foglietto. Il foglietto è bianco.)

MOI

Avevo scritto tutto. Sul foglietto sbagliato. Questa è la lista della spesa. «Burro. Pile. Non piangere.»

Bene. Il burro, fatto. Le pile, vedremo.

(Respira.)

MOI

Va bene. Senza foglietto, allora. Le cose vere non si leggono, si sanno.

Alzerò solo il bicchiere. Perché un discorso sbagliato che si ricorda vale più di uno perfetto che nessuno ascolta.

A Thomas e Léa. E al foglietto, da qualche parte, che contiene cose magnifiche.

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La lettera

  • Dramma
  • Monologo
  • 1 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Principiante

(Qualcuno tiene un foglio piegato, senza aprirlo.)

MOI

Scrivevi sempre a matita. «Così si può tornare indietro», dicevi.

Ho tenuto l’ultima. Non l’ho mai aperta. Finché è piegata, non hai finito la frase.

La gente mi dice di voltare pagina. Ma questa non ho letto nemmeno la prima riga.

(Passa il pollice sulla piega, senza aprirla.)

MOI

Oggi, forse. O domani. Mi hai insegnato che a matita niente è mai del tutto definitivo.

Allora leggerò. E se fa troppo male, cancellerò il dolore, non te.

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La fila

  • Assurdo
  • Monologo
  • 1 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

MOI

Ho ricevuto una lettera stamattina. Da me stesso. Datata domani. Diceva: «Non ti preoccupare, andrà tutto bene.» Ed è lì che ho cominciato a preoccuparmi: se doveva andare tutto bene, perché prendersi la briga di rassicurarmi?

Allora ho fatto l’unica cosa ragionevole: mi sono messo in fila. Quale fila? La fila. C’è sempre una fila. Davanti a me un signore aspettava da così tanto tempo che aveva messo radici: letteralmente, gli uscivano foglioline dalle orecchie.

Gli ho chiesto perché facessimo la fila. Mi ha risposto: «Nessuno lo sa. Ma immagini se alla fine si scoprisse che era importante, e noi non c’eravamo.»

Ha ragione. È terrificante. Quindi resto. Non si sa mai.

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L’onore e il cuore

  • Classico
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Avanzato

MOI

Come! Mi credete vinto perché taccio? Prendete per confessione ciò che è soltanto disprezzo. Sappiate che se cedo un istante la parola, non è per debolezza, e ancor meno per timore.

Mi avete strappato tutto: i beni, il rango, il titolo. Sia. Erano prestiti che la fortuna riprende. Ma l’anima, quella parte che nessun re mi ha dato, nessun re, mi udite?, saprebbe togliermela.

Mi parlate di grazia; risparmiatemi la parola. La grazia che si mendica sa di prigione. Preferisco, a testa alta, affrontare la tempesta, che dovere la salvezza a chi mi piega il capo.

Colpite, dunque, se a questo la sorte vi invita. Avrete la mia persona, e non la mia fierezza. E quando si cercherà chi, solo, contro un popolo intero, seppe restare dritto mentre ognuno si inchinava, non sarà il vostro nome che la storia dirà: sarà quello di un vinto che mai si piegò.

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Il treno delle 8:12

  • Satira
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Qualcuno aspetta, seduto di fronte al pubblico. Una valigia accanto.)

MOI

Il treno delle 8:12 è annunciato con un ritardo di tutta una vita. C’è scritto sul tabellone. In lettere molto calme.

Ho chiesto al tabellone se scherzava. Ha mostrato «no». Poi «si prega di attendere». Ho atteso. Ho avuto un figlio. Aspetta anche lui.

Il controllore passa, a volte. Non controlla niente. Verifica solo che siamo ancora qui. Siamo ancora qui.

Mi hanno offerto un caffè. Ho accettato. Era ieri. Il caffè arriva domani.

(Guarda un orologio senza lancette.)

MOI

Bene. Ancora un minuto. Uno solo. Dura da giovedì, ma insomma.

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Il nome

  • Tragedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Avanzato

MOI

Volete che rinneghi il mio nome. Che mi inginocchi, che chieda grazia, e che in cambio mi si lasci la vita. La vita! Come se fosse un dono, quando la si compra al prezzo di tutto ciò che la rende degna di essere vissuta.

Mio padre portava questo nome. Suo padre prima di lui. Sono caduti tutti, uno dopo l’altro, ma nessuno è caduto in ginocchio. Potete togliermi il respiro; questo non me lo toglierete.

Credete di tenermi perché tenete il mio corpo. Poveri voi. Il corpo è solo una porta. Ciò che sono non abita lì; ciò che sono, nessuna catena lo raggiunge, nessuna lama lo taglia.

Fatelo, dunque. Fatelo in fretta. Il boia aspetta, e non lo farò attendere con suppliche che vi piacerebbero troppo.

Ma sappiate questo: fra cent’anni avranno dimenticato i vostri nomi di giudici e di re. Il mio si dirà ancora. Non perché ho vinto, non ho vinto niente. Ma perché ho rifiutato. E il rifiuto, quando tutto comanda di cedere, è l’unica vittoria che la morte non può riprendersi.

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L’autista

  • Thriller
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Un’auto, di notte. L’autista parla sottovoce, gli occhi nello specchietto.)

MOI

Corsa delle 23:40. È salito senza una parola. Destinazione: il bosco, per la provinciale. Va bene.

Sono venti minuti che non si muove. Nemmeno un sospiro. Anche chi dorme respira, si gira. Lui no.

Al semaforo l’ho guardato. Fissava un punto, dritto davanti. Attraverso di me.

(Il GPS annuncia: « Sei arrivato. » Ci sono solo alberi.)

MOI

Signore? Siamo arrivati. …Signore.

(Una pausa. Nello specchietto, il sedile posteriore è vuoto. Lo è sempre stato.)

(Blocca le portiere.)

MOI

La corsa dice « due passeggeri ». Io ne ho visto solo uno. Ed è appena sceso.

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La sedia

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Una stanza spoglia. Una sola sedia, girata contro il muro.)

MOI

Ho invitato la sedia a sedersi. Per cortesia. Ha rifiutato. Una sedia che rifiuta di sedersi ti rimette al tuo posto.

Viviamo insieme da tre anni. Non mi giudica. Si limita a essere più stabile di me, il che è già un’opinione.

Ieri le ho parlato dei miei progetti. Non si è mossa. Era esattamente il sostegno che mi serviva: presente, e senza illusioni.

La gente chiede se mi sento solo. Rispondo: no, ho una sedia. Se ne vanno. La sedia resta. La dimostrazione si fa da sola.

(Si siede per terra, accanto alla sedia.)

MOI

Vedi. In due, facciamo quasi un salotto.

Un giorno verrà qualcuno. Vorrà sedersi. E allora bisognerà scegliere tra lui e te.

Non preoccuparti. Lo farò sedere per terra. Abbiamo le nostre abitudini.

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Essere o non essere

  • Dramma
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Giovane adulto
  • Avanzato

HAMLET

Essere, o non essere: questo è il dilemma.

Se sia più nobile d’animo sopportare i colpi e i dardi dell’avversa fortuna,

o prender le armi contro un mare di affanni e, opponendosi, porvi fine.

Morire: dormire; nulla più; e con un sonno dire che poniamo fine alle pene del cuore e ai mille colpi naturali di cui è erede la carne.

Morire, dormire; dormire: forse sognare: ecco l’ostacolo.

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La mia ombra

  • Assurdo
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

MOI

La mia ombra se n’è andata ieri sera. Senza una parola. Si è staccata dai miei piedi mentre dormivo ed è uscita dalla finestra.

All’inizio mi sono offeso. Viviamo insieme dalla nascita, insomma. Trent’anni di onorato servizio: mi seguiva ovunque, si sdraiava quando mi sdraiavo, cresceva la sera senza mai lamentarsi. E un giorno, puff. Sparita.

Ma a pensarci bene, la capisco. Non è divertente essere un’ombra. Sempre per terra. Sempre dietro. Non avere mai il diritto di brillare, dato che, per definizione, sei il posto dove la luce non arriva.

Così stamattina ho lasciato la finestra aperta. E sul davanzale ho messo un biglietto: «Prenditi il tuo tempo. Va’ a vedere il sole da vicino, per una volta. Ma se una sera hai freddo, sai dove trovarmi. Ti tengo il posto. Sarà sempre tuo.»

Da allora vivo senza ombra. La gente mi guarda strano per strada. Ma io sorrido, perché da qualche parte c’è una macchiolina di notte che, per la prima volta, è in vacanza. E questo, francamente, vale qualche sguardo.

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La supplica

  • Classico
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Avanzato

MOI

Vengo, non più da padrone; da supplice vengo; ho deposto l’orgoglio sulla soglia di questa porta. Guardate ciò che resta, e vedete cosa tiene una mano che tremava nel tenere cosa così forte.

Ho creduto di bastare a me stesso. Lo si crede nell’età in cui la linfa è forte e il destino lontano. Ma la sventura è venuta, pagina dopo pagina, a insegnarmi che nessun uomo, da solo, è certo.

Non chiedo che si cancelli l’offesa; chiedo una mano, una soltanto, nel buio. Una parola. Un solo sguardo che non sia sentenza. Quanto basta, fino al mattino, per tenere viva la speranza.

E se rifiutate (perché è vostro diritto, lo so), me ne andrò senza rumore, come si lascia una chiesa: la fronte bassa, ma in piedi; vinto, ma in pace per aver almeno tentato ciò che la paura disprezza.

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Le istruzioni

  • Satira
  • Monologo
  • 3 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Principiante

(A terra: assi, viti, uno schema incomprensibile.)

MOI

Passo uno: «Inserire il tenone A nella mortasa B.» Non c’è un tenone A. C’è un sacchetto con scritto «A» che contiene una B.

Passo due: «Se il passo uno è riuscito, passare al passo tre.» E se è fallito? Il silenzio. Le istruzioni mi abbandonano nella prova.

L’omino dello schema sorride. A ogni passo, sorride. Lui ha finito il suo mobile. Mi prende in giro.

Passo sette: «Chiedi aiuto a una persona cara.» Ecco. Sette passi per dirmi che sono solo.

Ho una persona cara. È disegnata al passo sette, con una chiave a brugola. Ma anche lei è un disegno.

(Avvita qualcosa, a caso. Tiene.)

MOI

…Tiene. Non so cosa sia, ma tiene. Forse la vita è questo: avvitare a caso, e che tenga lo stesso.

Passo otto: «Congratulazioni.» No. Niente «congratulazioni». Tra sopravvissuti non ci si congratula.

(Si siede sull’oggetto. L’oggetto tiene. Lui, un po’ meno.)

MOI

Bene. È uno sgabello. Volevo una libreria. Ma è un ottimo sgabello.

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