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Monologhi comici

Il comico non si recita buffo. Si recita sul serio, da qualcuno che ha davvero un problema: il testimone che ha perso i foglietti, chi tratta con una rete wifi, quella che mangia la torta che si era vietata. La risata nasce dallo scarto, mai dallo sforzo.

Per questo questi testi non hanno punteggiatura da risata, né ammiccamenti, né battuta finale sottolineata. Il ritmo è nella frase. Se lo rispetti funziona; se aggiungi, cade.

Funzionano benissimo anche in self-tape, dove si vede subito chi recita la situazione e chi recita la barzelletta.

I 12 testi in un PDF

In questa selezione

12 testi su 13

Il discorso

  • Commedia
  • Monologo
  • 4 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Qualcuno, con un foglietto in mano, prova davanti a uno specchio.)

MOI

Cari tutti. Care tutte. Car… carR. Va bene. Ricomincio.

Buonasera. Sono il testimone. Be’, «il» testimone: siamo in quattro, ma parlo io. Gli altri hanno avuto paura.

Conosco Thomas da quindici anni. No. Dodici. Quindici vuol dire che dimentico tre anni della sua vita davanti a tutta la sua famiglia.

Ricominciamo. Ho conosciuto Thomas a un certo punto delle nostre vite. Ecco. Vale per tutti, non mi impegna a niente.

Volevo raccontare il viaggio in Italia. Ma metà della sala era lì. E l’altra metà non deve saperlo per nessun motivo.

Quindi: niente Italia.

Parlerò delle sue qualità. Thomas è… puntuale. No. Nessuno si sposa per la puntualità. Anche se, a questo punto, va bene così.

Thomas è generoso. Questo è vero. Prova: mi ha affidato questo microfono.

Léa, se mi ascolti, e mi ascolti, ascolti sempre, hai reso migliore il mio migliore amico. È matematico ed è ingiusto: io ero messo benissimo prima di te.

(Guarda il foglietto. Il foglietto è bianco.)

MOI

Avevo scritto tutto. Sul foglietto sbagliato. Questa è la lista della spesa. «Burro. Pile. Non piangere.»

Bene. Il burro, fatto. Le pile, vedremo.

(Respira.)

MOI

Va bene. Senza foglietto, allora. Le cose vere non si leggono, si sanno.

Alzerò solo il bicchiere. Perché un discorso sbagliato che si ricorda vale più di uno perfetto che nessuno ascolta.

A Thomas e Léa. E al foglietto, da qualche parte, che contiene cose magnifiche.

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La sedia

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Intermedio

(Una stanza spoglia. Una sola sedia, girata contro il muro.)

MOI

Ho invitato la sedia a sedersi. Per cortesia. Ha rifiutato. Una sedia che rifiuta di sedersi ti rimette al tuo posto.

Viviamo insieme da tre anni. Non mi giudica. Si limita a essere più stabile di me, il che è già un’opinione.

Ieri le ho parlato dei miei progetti. Non si è mossa. Era esattamente il sostegno che mi serviva: presente, e senza illusioni.

La gente chiede se mi sento solo. Rispondo: no, ho una sedia. Se ne vanno. La sedia resta. La dimostrazione si fa da sola.

(Si siede per terra, accanto alla sedia.)

MOI

Vedi. In due, facciamo quasi un salotto.

Un giorno verrà qualcuno. Vorrà sedersi. E allora bisognerà scegliere tra lui e te.

Non preoccuparti. Lo farò sedere per terra. Abbiamo le nostre abitudini.

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La tirata del naso

  • Commedia
  • Monologo
  • 3 min
  • Ruolo maschile
  • Adulto
  • Avanzato

CYRANO

Ah no! È un po’ corto, giovanotto! Si poteva dire… oh, Dio!… tante cose, insomma…

Aggressivo: «Signore, se avessi un tale naso, dovrei amputarmelo all’istante!»

Amichevole: «Ma deve immergersi nella vostra tazza! Per bere, fatevi fabbricare un boccale!»

Descrittivo: «È una rocca!… un picco!… un capo! Che dico, un capo?… È una penisola!»

Tenero: «Amate tanto gli uccelli da preoccuparvi, paternamente, di offrire questo posatoio alle loro zampette?»

Ecco, all’incirca, mio caro, ciò che mi avreste detto se aveste un po’ di lettere e di spirito.

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Il vernissage

  • Commedia
  • Monologo
  • 1 min
  • Senza marca di genere
  • Adulto
  • Principiante

(Una galleria d’arte. Qualcuno contempla un quadrato bianco.)

MOI

Magnifico. Assolutamente magnifico. Non capisco niente, ma con un’intensità rara.

Ciò che mi tocca, vede, è il vuoto. No, il pieno. Insomma, il vuoto pieno. È molto giapponese. O molto in ritardo con la consegna, non saprei ancora.

Mi hanno detto che è una critica al capitalismo. A dodicimila euro, direi: brillantemente argomentata.

Tra noi? Credo sia il muro. Credo che ammiriamo il muro e che il quadro sia caduto.

Ma non dica niente. Nell’arte, aver ragione troppo presto è il peggiore degli snobismi.

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Il wi-fi

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Giovane adulto
  • Principiante

(Seduto in un caffè, il portatile aperto. Fissa lo schermo come si fissa un avversario.)

MOI

Bene. Io e te ancora non ci conosciamo. Rete « CaféLumière_2 ». Il « 2 ». Non fidarti mai di una rete che ha già un ex.

Password. La digito. Ci pensi. Ci pensi parecchio, per uno che ha una cosa sola da fare.

« Connesso, senza Internet. » Magnifico. Connesso a cosa, allora? All’idea di Internet? Al suo ricordo?

Sposto la sedia indietro di dieci centimetri. Verso la finestra. Come se dieci centimetri riconciliassero due esseri che non hanno nulla in comune.

(Solleva il portatile a braccia tese, come un’offerta.)

MOI

Una tacca. UNA. Nessuno si muova. Nessuno respiri. Ci siamo quasi, noi due.

…Sparita. Va bene. Cameriere! La password del « CaféLumière_1 », per favore. Ricomincio tutto da capo.

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La dieta

  • Commedia
  • Monologo
  • 1 min
  • Ruolo femminile
  • Adulto
  • Principiante

(Di fronte al pubblico, una fetta di torta, no, tutta la torta, davanti a lei.)

MOI

La dieta comincia domani. « Domani » è importante. Domani è un giorno scientificamente più forte di me.

Quindi stasera questa torta è un addio. Un addio non si butta. Sarebbe maleducato.

E poi una torta iniziata va a male. Tanto vale finirla tutta: è ecologia.

(Prende una seconda fetta. Poi una terza.)

MOI

Adesso, tecnicamente, sto facendo spazio nel frigo. Sto riordinando. Sono una persona ordinata.

Domani. Domani sarò una persona nuova. E quella persona merita di cominciare senza torta in giro.

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La pianta

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo femminile
  • Adulto
  • Principiante

(Una pianta verde, ingiallita, su un davanzale. Le parla come a un paziente.)

MOI

Bene. Siamo sinceri, noi due. Sono tre settimane che fai il muso. Ho provato di tutto.

Ti ho messa al sole. Hai avuto troppo caldo. Ti ho messa all’ombra. Hai tenuto il broncio. Sei come mia zia: mai la temperatura giusta.

Ho guardato su Internet. « La tua pianta ha sete. » Ti ho annaffiata. « La tua pianta sta annegando. » Non c’è un manuale, con te. Cioè, sì. Ce ne sono tredici, e si contraddicono.

(Tocca una foglia. La foglia cade.)

MOI

…Bene. Questo è passivo-aggressivo. L’hai fatto apposta, davanti a me.

Ascolta. Non ti chiedo di fiorire. Ti chiedo solo di non morire prima che venga mia madre a cena. Dopo, fai quello che vuoi. Saremo liberi tutti e due.

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Va tutto benissimo

  • Commedia
  • Monologo
  • 1 min
  • Senza marca di genere
  • Giovane adulto
  • Principiante

MOI

No no, va tutto benissimo. Grazie di avermelo chiesto. Davvero.

Allora: la macchina è in panne, il gatto mi odia da quando l’ho chiamato col nome della mia ex, e stamattina ho mandato un messaggio d’amore al mio capo invece che alla mia ragazza. Un messaggio piuttosto… dettagliato.

Ma a parte questo? A parte questo è una giornata assolutamente radiosa.

Il bello è che tutti continuano a dirmi di «essere positivo». Positivo. Certo. Aspetta, che divento positivo: almeno il mio capo adesso sa che sono una persona molto affettuosa. Fa bene al clima in ufficio, no?

Ecco. Va tutto bene. Sorrido. Vedi? Sorrido. Questo è un sorriso. Assolutamente. Non insistere.

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Il piano perfetto

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Senza marca di genere
  • Giovane adulto
  • Principiante

MOI

Allora. Lascia che ti spieghi, perché raccontata così, sul giornale, sembra peggio di com’è andata.

In partenza il piano era perfetto. Dico perfetto. Avevo previsto tutto: l’anello nel dolce, il violinista pagato, i genitori che aspettavano nella stanza accanto. Tutto. Previsto.

Quello che non avevo previsto è che il cameriere (un ragazzo incantevole, peraltro) portasse il dolce al tavolo sbagliato. Quindi, tecnicamente, sì, ho chiesto a qualcuno di sposarmi. A una signora di settantadue anni che festeggiava il compleanno con i nipoti.

E lì, vedi, un uomo qualunque sarebbe andato nel panico. Io no. Ho mantenuto il sangue freddo. Ho detto: «Signora, questo anello non era destinato a lei, ma mi permetta di augurarle un felicissimo compleanno.» Con classe. Una classe che non sapevo di avere.

Il problema è che in quel momento la mia ragazza, quella vera, quella a cui l’anello era destinato, ha visto tutto. E ha… frainteso.

Quindi, riassumendo: sono single, una signora di settantadue anni mi ha baciato su tutte e due le guance, e il violinista è stato pagato per niente.

Ma il piano, lo confermo, era perfetto. È la realtà che l’ha eseguito male.

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Ti ho fatto una lista

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Ruolo maschile
  • Giovane adulto
  • Principiante

MOI

Aspetta, non dire niente. Ho preparato una cosa. Be’, «preparato»… ho fatto una lista. Mi conosci: quando sono nervoso faccio liste.

Dunque. «Motivi per cui dovresti restare.» Punto uno: faccio un caffè decente. No, non ridere, è un argomento serio; hai bevuto il caffè degli altri, sai che è raro.

Punto due: conosco tutti i tuoi silenzi. Il silenzio «sto pensando», il silenzio «ci sono rimasta male ma non lo dirò prima di tre giorni», e il silenzio «se devi chiedermelo, è anche peggio». Ci ho messo un po’, ma li conosco tutti.

Punto tre… il punto tre l’ho cancellato quattro volte, perché ogni volta suonava come in un film, e tu odi i film in cui la gente parla come nei film.

Allora lo dirò male, con parole mie: non sono una brava persona tutti i giorni. Ma con te ho voglia di provarci. Tutti i giorni. Anche i giorni difficili. Soprattutto quelli.

Ecco. È una lista brutta. Ma è una lista onesta. La tieni?

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Gestisco

  • Commedia
  • Monologo
  • 2 min
  • Senza marca di genere
  • Giovane adulto
  • Principiante

MOI

Va tutto bene. Gestisco. Gestisco perfettamente. Guarda come gestisco.

Va be’, tecnicamente, prima ho pianto nel reparto surgelati. Davanti ai piselli. Non so nemmeno perché i piselli. Ma sono cose che capitano a chi gestisce.

Il problema è che tutti mi trovano «solido». «Tu stai bene, sei solido.» Sapete cosa vuol dire essere «quello solido»? Vuol dire che nessuno ti chiede mai come stai, perché la risposta è già decisa.

Così sorrido, faccio battute, porto gli scatoloni degli altri ai traslochi, e la sera torno a casa e guardo il soffitto chiedendomi chi, esattamente, porta i miei.

Ma insomma. Sto bene. Gestisco. Ho solo… ho solo bisogno che qualcuno mi dica che va bene, che posso posare lo scatolone due minuti. Solo due minuti. Poi lo riprendo, promesso.

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Il discorso

  • Commedia
  • Monologo
  • 3 min
  • Senza marca di genere
  • Adulto
  • Intermedio

MOI

Allora. È il grande giorno. Il matrimonio di mio fratello. Sono il testimone. Ho trecento persone davanti, un microfono, e una sola missione: non essere quel tipo. Sapete, quel tipo di cui si parla ancora vent’anni dopo. «Ti ricordi il testimone?»

Avevo preparato. Oh, se avevo preparato. Ho le schede. Numerate. Un piano: un aneddoto commovente, una battuta, una seconda battuta nel caso la prima cada nel vuoto, e una chiusa che fa piangere le zie. Infallibile.

Scheda numero uno. L’aneddoto commovente. «Quando mio fratello aveva sei anni…» E lì mi rendo conto che non ricordo assolutamente niente di quello che faceva a sei anni. Sei anni è un buco nero. Ho scritto «aneddoto commovente» e non ho mai riempito il resto.

Scheda numero due. La battuta. La lancio. Silenzio. Un silenzio così completo che sento il catering, in fondo, posare una forchetta. Una sola forchetta. Il rumore più solitario del mondo.

E allora, nello stress, sbaglio scheda, e leggo ad alta voce, davanti a trecento persone e alla nonna: «ricordarsi di ritirare il vestito, pagare la lavanderia».

E lì succede una cosa magica. La gente ride. Pensano che sia umorismo. Mi trovano audace. Moderno.

Allora me la prendo tutta. Guardo mio fratello, poso le schede, e dico l’unica cosa vera che avevo in testa: «Non so fare i discorsi. Ma saprò sempre esserci. A sei anni, a trenta, e a tutte le età in cui avrai bisogno di qualcuno che ti tenga il microfono mentre vivi la tua vita.» E lì, solo lì, le zie hanno pianto. Missione compiuta. Per sbaglio. Come tutto quello che mi riesce.

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Alcuni testi di questa selezione sono di dominio pubblico (La tirata del naso): quelli non sono di nessuno, e non serve alcun permesso, per nessun uso.

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