Un monologo drammatico non chiede lacrime, chiede una decisione. Chi parla vuole qualcosa di preciso, subito, e il testo è il suo ultimo tentativo. Recita quello e l’emozione arriva da sola; recita l’emozione e non resta più niente da recitare.
I testi raccolti qui poggiano su una situazione che si capisce in due frasi: una sedia vuota a tavola, una lettera che non si apre, una partenza che nessuno trattiene. Nessuno richiede di conoscere un’opera intera per essere recitato.
Sono i più esigenti della biblioteca per fiato e tenuta. Il livello è dichiarato su ogni scheda: comincia da un «intermedio» se scopri il registro.
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Ruolo femminile
- Adulto
- Intermedio
(Lei mette le sue cose in una borsa, senza fretta.)
MOI
Non dire niente. Ti prego. Non adesso, non con quella voce.
Ho passato anni a tradurre i tuoi silenzi. Sono stanca di aver sempre ragione troppo tardi.
Credi che me ne vada con rabbia. No. La rabbia, lei, voleva restare.
Ciò che se ne va stasera è la speranza. E la speranza non sbatte mai la porta; si spegne.
(Si ferma sulla soglia.)
MOI
Abbi cura di te. È l’ultima cosa tenera che ti devo.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 1 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Principiante
(Qualcuno tiene un foglio piegato, senza aprirlo.)
MOI
Scrivevi sempre a matita. «Così si può tornare indietro», dicevi.
Ho tenuto l’ultima. Non l’ho mai aperta. Finché è piegata, non hai finito la frase.
La gente mi dice di voltare pagina. Ma questa non ho letto nemmeno la prima riga.
(Passa il pollice sulla piega, senza aprirla.)
MOI
Oggi, forse. O domani. Mi hai insegnato che a matita niente è mai del tutto definitivo.
Allora leggerò. E se fa troppo male, cancellerò il dolore, non te.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 3 min
- Ruolo femminile
- Adulto
- Avanzato
(Una sala del trono, vuota. Una donna resta in piedi, sola.)
MOI
Se ne sono andati come si lascia una stanza dove la lampada è appena morta. Senza rumore. Senza uno sguardo per la lampada.
Ho regnato vent’anni. Vent’anni a decidere chi mangiava, chi aspettava, chi viveva.
E stamattina, un ragazzo che ho fatto nominare mi ha detto «Signora» invece di «Maestà». Una parola. Un intero regno sta in una parola che si ritira.
Si crede che il potere sia la corona. No. È il silenzio degli altri quando entri. Quel silenzio non lo sento più.
I miei consiglieri pesano già il mio nome come si pesa una carne che va a male.
Ho firmato grazie. Ho firmato condanne a morte. Entrambe con lo stesso inchiostro, con la stessa mano che non tremava.
Che nessuno mi parli di rimpianto. Il rimpianto è il lusso di chi non ha mai dovuto scegliere.
(Posa la mano sul trono, senza sedersi.)
MOI
Non mi siederò. Sedermi ora sarebbe mendicare il posto un’ultima volta.
Uscirò dalla porta grande. Dritta. Perché ricordino che non mi hanno fatta cadere. Sono scesa io.
E se la Storia vuole dimenticarmi, che ci provi. Ho scritto troppe pagine con il loro sangue perché giri facilmente.
(Lascia la sala senza voltarsi.)
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 3 min
- Ruolo femminile
- Senior
- Avanzato
(Una soglia, all’alba. Una madre parla a un figlio che sta per partire.)
MOI
Non voltarti troppo in fretta. Dammi il tempo di tenere a mente la tua schiena. È ciò che mi resterà più a lungo.
Non ti dirò di stare attento. Non lo sarai, e ti avrei mentito alla fine.
Ti dirò un’altra cosa: torna intero. Non solo vivo. Intero. Con la tua risata sciocca e il tuo modo di sbattere le porte.
La guerra rende le persone parsimoniose. Tornano tenendosi tutto per sé. Tu, spendi. Resta prodigo di te stesso.
(Stringe il colletto del cappotto del figlio.)
MOI
Ho cucito qualcosa nella fodera. No, non cercare. Non è un portafortuna. È solo perché tu sappia che le mie mani sono partite con te.
Quando avrai paura, e avrai paura, tocca la cucitura. Non sarai coraggioso. Sarai accompagnato. Non è lo stesso, ed è meglio.
Non piangerò adesso. Me lo tengo per quando la porta sarà chiusa. Ognuno la sua intimità.
Va’. Il giorno ti aspetta e ha un vantaggio.
(Il figlio si allontana. Lei alza la mano, senza agitarla.)
MOI
…Torna intero. È l’unico ordine che ti avrò mai dato.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Ruolo maschile
- Giovane adulto
- Avanzato
HAMLET
Essere, o non essere: questo è il dilemma.
Se sia più nobile d’animo sopportare i colpi e i dardi dell’avversa fortuna,
o prender le armi contro un mare di affanni e, opponendosi, porvi fine.
Morire: dormire; nulla più; e con un sonno dire che poniamo fine alle pene del cuore e ai mille colpi naturali di cui è erede la carne.
Morire, dormire; dormire: forse sognare: ecco l’ostacolo.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Ruolo maschile
- Senior
- Avanzato
DON DIÈGUE
Oh rabbia! Oh disperazione! Oh vecchiaia nemica!
Ho dunque vissuto tanto solo per questa infamia?
E sono incanutito nelle fatiche della guerra
solo per vedere in un giorno appassire tanti allori?
Il mio braccio, che tutta la Spagna ammira con rispetto,
il mio braccio, che tante volte ha salvato questo impero,
tradisce dunque la mia causa, e non fa nulla per me?
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Intermedio
MOI
Vedi quella sedia? Non ci si siede più nessuno. E io, ogni sera, apparecchio. Due piatti. Come prima.
Lo so. Mi diresti di smetterla. Che non serve a niente. Che i morti non hanno fame e i vivi devono mangiare. Avevi sempre ragione, era insopportabile.
Il peggio non è la tua assenza. È tutto quello che scopro di te adesso che non ci sei più a difenderti. La gente parla. Crede di consolarmi. Mi rende estraneo l’uomo con cui ho vissuto vent’anni.
Ho tenuto la tua giacca. Ha ancora un po’ il tuo odore. Sempre meno. Un giorno non avrà più odore, e quel giorno, credo, ti perderò davvero.
Allora rimando quel giorno. Non lavo la giacca. Metto due piatti. Ti parlo. E se essere pazzo è questo, va bene: preferisco essere pazzo con te che ragionevole senza di te.
Ma stasera… stasera metterò via il secondo piatto. Una volta sola. Per vedere. Per vedere se resto in piedi. Solo per vedere.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 1 min
- Senza marca di genere
- Adulto
- Intermedio
MOI
No. Resta seduto. Per una volta parlo io.
Hai passato anni a interrompermi. A finire le mie frasi. A decidere che quello che pensavo non aveva importanza. E la cosa più forte è che alla fine ci ho creduto.
Non grido. Vorresti che gridassi, ti farebbe comodo: potresti dire che sono a pezzi, e andartene. Quindi non grido.
Ti dico solo, con calma, guardandoti negli occhi: è finita. Senza scenate. Senza dramma. Finita e basta. Come una lampada che si spegne uscendo da una stanza in cui non vive più nessuno.
Ecco. È tutto quello che avevo da dire. E sai una cosa? Lo preparavo da dieci anni, e ci è voluto un minuto.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 3 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Avanzato
MOI
Mi hanno detto che non mi sarei più rialzato. Me l’hanno detto con gentilezza, con quelle voci morbide che si usano per annunciare le catastrofi. «Riposa. Accetta. Elabora il lutto.» Il lutto di cosa? Di me?
Ho passato sei mesi sdraiato. Sei mesi a guardare il soffitto decidere la mia vita al posto mio. La mattina qualcuno apriva le tende; la sera qualcuno le chiudeva; e in mezzo non succedeva niente, perché niente era tutto quello che ci si aspettava da me.
E poi un giorno, un giorno qualunque, un martedì credo, ho avuto voglia di un bicchiere d’acqua. Non che me lo portassero. Andarlo a prendere. Io. Attraversare la stanza sulle mie due gambe che non mi obbedivano più.
Ci ho messo venti minuti per tre metri. Sono caduto due volte. La seconda sono rimasto a terra a lungo, e lì, contro le piastrelle fredde, ho capito una cosa: nessuno sarebbe venuto a rialzarmi davvero. Ti possono tendere la mano mille volte; l’ultimo centimetro, quello che decide, è mio.
Così mi sono rialzato. Per un bicchiere d’acqua. Ridicolo, no? Un uomo che piange di gioia davanti a un bicchiere d’acqua.
Da allora cado ancora. Spesso. Ma ho imparato l’unica cosa che conta: non si tratta di non cadere mai. Si tratta di fare del pavimento un posto da cui si riparte, e non un posto in cui ci si sistema.
Potete compatirmi. Potete dubitare. Fate pure. Nel frattempo io cammino. Un passo. Poi l’altro. E ogni passo è una risposta a tutti quelli che avevano scritto la mia fine prima di me.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Senza marca di genere
- Adulto
- Intermedio
MOI
Ti restano quattro minuti. Non dire niente. So già tutto quello che stai per dire, e preferisco il silenzio: la tua voce me la porterò via più facilmente delle tue parole.
Parti, ed è giusto così. È quello che ci vuole. Non ti tratterrò; trattenere qualcuno è già cominciare a perderlo.
Volevo solo mostrarti, non dirti, mostrarti, che in tutti questi anni sei stata l’unica cosa dolce in una vita che non lo era molto. Forse non lo sapevi. Nemmeno io, del resto, prima di questo binario.
Vai. Sali. Prendi il posto vicino al finestrino, ti piace guardare le cose che scorrono. E quando il treno parte, non voltarti. Se ti volti, sorrido; se non ti volti, sorrido lo stesso. In tutti e due i casi mi avrai lasciato di che reggere a lungo.
Dai. Tre minuti. Vai. E sii felice, mi senti? Sii scandalosamente, insolentemente felice. È l’unico favore che ti chiedo, io che non ti ho mai chiesto niente.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 2 min
- Ruolo maschile
- Adulto
- Avanzato
MOI
Credi di avermi rovinato. Guardami bene. L’abito è lo stesso, le scarpe hanno un buco, e sorrido. Non si sorride così quando si è rovinati.
Mi hai preso l’azienda. Prendila. Mi hai preso la casa, la macchina, persino gli amici che, guarda un po’, si sono scoperti molto occupati il giorno in cui il mio conto si è svuotato. Prenditi anche quello. Non ero io.
Quello che non puoi prendere è l’unica cosa che tu abbia mai davvero voluto: il rispetto che la gente aveva per me e che non ha mai avuto per te. Non si compra, non si sequestra, non si trasferisce con atto notarile.
Tu hai fatto soldi. Io ho tenuto il mio nome. Fra dieci anni vedremo quale dei due valeva di più.
Adesso esci. Qui c’è ancora la mia dignità, e lì tu non entri.
Apri la scheda
- Dramma
- Monologo
- 1 min
- Senza marca di genere
- Adulto
- Principiante
MOI
Magnifico. Davvero. Scegli proprio stasera. La sera in cui, per una volta, avevo preparato qualcosa. Il tempismo, da te, è un’arte.
No, no, continua. Spiegamelo. Adoro questo momento. Il momento in cui mi spieghi, con quella vocina ragionevole, perché quello che mi sta capitando in realtà è per il mio bene.
È incredibile come tutto sia sempre per il mio bene. Anche la mia pazienza, evidentemente, era per il mio bene. E il mio silenzio. E questi anni. Tutto, per il mio bene.
Quindi grazie. Sinceramente. Grazie a te ho imparato una cosa preziosa: adesso so riconoscere un addio travestito da regalo. È un talento raro. Lo devo a te. A presto. O no.
Apri la scheda
Cosa puoi farne
Testo originale scritto per Acto. Leggilo, stampalo, lavoralo a lezione, recitalo a un provino o in un self-tape: serve a questo, e non devi chiedere niente. Per una rappresentazione pubblica o un uso commerciale, scrivici a contact@acto.re.
Alcuni testi di questa selezione sono di dominio pubblico (Essere o non essere, O rabbia, o disperazione): quelli non sono di nessuno, e non serve alcun permesso, per nessun uso.
Tutto su questi testi