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Testo integrale

MOI

Mi hanno detto di aspettare qui. E io aspetto. Sono, aspettate che calcolo, sono undici anni. Undici anni, tre mesi, e due martedì particolarmente lunghi.

La gente che passa mi chiede: «Ma cosa aspetta?» Come se fosse quella la domanda! La domanda non è cosa. La domanda è se reggerò fino in fondo.

Perché chiunque può aspettare un’ora. Un bambino aspetta un’ora. Ma aspettare undici anni, senza sapere, senza prove, senza orario esposto: quello, signore e signori, è un mestiere.

Hanno provato a spostarmi. Mi hanno offerto sedie più comode, altrove. Sale d’attesa con le riviste. Ho rifiutato. Perché se mi muovo, anche di un passo, e succede proprio durante quel passo, non me lo perdonerei mai.

Quindi resto. Dritto. Fedele. L’ultimo custode di un appuntamento che il mondo intero ha dimenticato, tranne me. E se non succede mai… be’, almeno sarò stato fedele a qualcosa. Il che, di questi tempi, non è già poco.

Cosa puoi farne

Testo originale scritto per Acto. Leggilo, stampalo, lavoralo a lezione, recitalo a un provino o in un self-tape: serve a questo, e non devi chiedere niente. Per una rappresentazione pubblica o un uso commerciale, scrivici a contact@acto.re.

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